Gay & Bisex
Fatti scopare
Kimboy74
13.03.2026 |
2.979 |
6
"Alla fine, la terza orgasmo mi travolse quando mi ributtò a quattro zampe e mi riempì il culo con spinte violente, le sue mani che mi strizzavano le palle..."
Non mi ero mai travestito del tutto. Camminare sui tacchi? Un disastro. Depilarmi? Facevo un lavoro approssimativo, con la pelle che pizzicava e peli ribelli che spuntavano qua e là. Ma la mia amica trans, una bellezza mozzafiato con curve perfette e un sorriso che ti scioglieva, mi aveva rassicurato. 'Stai bene così', mi aveva detto con quella voce suadente, accarezzandomi la guancia. 'Non preoccuparti. Mettiti le autoreggenti e le mutandine, e ti fai scopare come si deve. La parrucca la porta lui, tranquillo. Vedrai che sarà un successo.'Le sue parole mi rimbombavano in testa mentre mi preparavo. Ero nervoso, il cuore che batteva forte nel petto. La mia vita da sposato era un inferno grigio: discussioni infinite, notti solitarie nel letto matrimoniale, un routine che mi soffocava. Ma quel pomeriggio, in quell'albergo anonimo in periferia, mi sentivo vivo. Vivo per la prima volta dopo anni.
Seguii i suoi consigli alla lettera. Mi infilai le autoreggenti nere, quelle con la garter belt che stringeva i miei fianchi non proprio femminili, e le mutandine di pizzo che mi avvolgevano il culo, facendomi sentire esposto e vulnerabile. La vaselina: ne spalmai una generosa quantità sul buco del culo, infilandomi un dito per lubrificarmi bene, sentendo il gel freddo scivolare dentro di me. Mi tremavano le mani. Poi, il lettone enorme, con le lenzuola bianche e stirate. Mi misi a quattro zampe, il culo in alto, le ginocchia che affondavano nel materasso. La benda: un foulard nero che mi copriva gli occhi, lasciando il mondo al buio. 'Non vuole che lo vedi', mi aveva detto lei al telefono. 'Solo io posso. Rilassati e goditelo.'
Aspettavo, il respiro corto, il cazzo che si induriva contro le mutandine. Passarono minuti che sembravano ore. Poi, la porta si aprì con un cigolio. Passi pesanti sul pavimento. Un odore di uomo: sudore, colonia economica, eccitazione. Non lo vedevo, ma lo sentivo. Un vecchio stempiato, aveva detto lei. Calvo sulla fronte, con la pancia che sporgeva, ma un cazzo durissimo, pronto a usarmi.
Le sue mani ruvide mi afferrarono i fianchi di colpo, stringendo la carne attraverso le autoreggenti. 'Brava puttanella', grugnì con voce rauca, e io rabbrividii. Non dissi niente, come concordato. Solo gemiti. Sentii il suo cazzo premere contro le mutandine, duro come ferro, la cappella già umida che sfregava il mio culo. Me le tirò giù di scatto, esponendomi completamente. La vaselina facilitò tutto: spinse la cappella contro il mio buco, e con un colpo secco entrò dentro di me.
Cazzo, faceva male e male in modo delizioso. Mi riempì tutto, il suo uccello spesso che mi dilatava il culo, spingendo fino in fondo. Iniziò a scoparmi piano, ma presto accelerò, le palle che sbattevano contro le mie con ogni affondo. Io gemevo, la benda che mi teneva cieco, amplificando ogni sensazione. Le sue mani mi tenevano fermo, una sul collo per premermi la faccia nel cuscino, l'altra che mi schiaffeggiava il culo, lasciando segni rossi.
'Prendilo tutto, troia', ringhiò, e cambiò posizione. Mi girò, facendomi sdraiare sulla schiena, le gambe spalancate. La benda ancora al suo posto, ma sentii il suo peso su di me, il fiato caldo sul viso. Mi prese la bocca: spinse il cazzo bagnato di vaselina e saliva tra le mie labbra. Io lo succhiai avido, la lingua che girava intorno alla cappella, ingoiando fino in gola. Tossii, ma non mi fermai. Lui mi scopava la bocca come un buco qualunque, afferrandomi i capelli – o quello che ne restava, senza parrucca – e spingendo forte.
Passò quasi un'ora così, un'agonia di piacere. Mi scopò il culo di nuovo, stavolta da dietro, mentre mi masturbavo il cazzo attraverso le mutandine. Venni la prima volta dopo dieci minuti, schizzandogli sulle lenzuola, il corpo che tremava. Lui non si fermò. Continuò a pompare, il suo cazzo che pulsava dentro di me, facendomi urlare di godimento. La seconda volta venni mentre me lo prendevo in bocca, ingoiando il suo pre-cum salato, il mio sperma che colava sulle cosce.
Alla fine, la terza orgasmo mi travolse quando mi ributtò a quattro zampe e mi riempì il culo con spinte violente, le sue mani che mi strizzavano le palle. 'Prendi il mio seme, puttana', ansimò, e lo sentii esplodere: fiotti caldi di cum che mi inondavano l'interno, colando fuori quando si ritrasse. Io crollai sul letto, esausto, il corpo dolorante e appagato.
Se ne andò senza una parola, come pattuito. Io rimasi lì, bendato, con il suo sperma che mi gocciolava dal culo, le autoreggenti slacciate. Quando me la tolsi, la stanza era vuota. Ma quel ricordo... è una perla luminosa nella mia triste vita da sposato. Lì, in quel buio bendato, ero libero. Desiderato. Scopato come meritavo. E se ci ripenso, il cazzo mi si indurisce di nuovo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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